BDC 92
Premio La Nuova Scelta Italiana, edizione 2026

Sabato 3 ottobre inauguriamo la mostra di fotografia di uno dei due artisti vincitori del premio La Nuova Scelta Italiana – edizione 2026 – istituito per individuare ogni anno due fotografi affermati che BDC – Bonanni Del Rio Catalog ritiene possano essere o diventare gli eredi dei grandi Maestri della fotografia italiana. Il premio, che si avvale di una prestigiosa advisory board di esperti, è stato quest’anno assegnato a Paolo Ventura e Raffaela Mariniello.

Paolo Ventura

Paolo Ventura è uno dei fotografi italiani più originali. Ha esposto in gallerie e musei in tutto il mondo e da qualche anno predilige la pittura. Tra i suoi libri, War Souvenir (Contrasto, 2006), Winter Stories (Aperture, 2009), L’Automa (Dewi Lewis, 2011), Short Stories (Aperture, 2016), la monografia Paolo Ventura. Photographs and Drawings (Silvana Editoriale, 2020), Autobiografia di un Impostore (Johan&Levi ,2021), Milano Proiezioni Astratte (Corraini Editore, 2024) e Der Sturm (Witty Books, 2026), oltre a diversi libri per bambini pubblicati con la casa editrice Topipittori. Il suo lavoro è presente, per citarne alcune, nelle collezioni del Boston Museum of Fine Arts, della Phillips Collection di Washington, della Maison Européenne de la Photographie di Parigi e del MART – Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto.

L’artista come funambolo

Mostra aperta dal 3 ottobre al 20 dicembre 2026
la mostra è visitabile il sabato e la domenica dalle 10 alle 17
Borgo delle Colonne 28, Parma
ingresso gratuito

Bar di Santeria Milano

Armin Linke - BDC85

Catalogo della mostra ISBN 979-12-210-6621-0

Nella sua opera che ormai attraversa trent’anni e due continenti, Paolo Ventura ha teso più volte la corda del funambolo e con passo sicuro ha camminato sul vuoto, sfidando la vertigine dei luoghi comuni, del così si fa fotografia e del così si faceva pittura. Luoghi in conflitto, pittura e fotografia, come vuole la memoria, tanto più nel bicentenario dell’invenzione di Joseph Nicéphore Niépce. A lungo i sostenitori delle due fazioni sono rimasti lontani, chi all’inizio della fune, chi al capo opposto, sentendo che sì, c’era un contatto, c’era quella corda di immenso strumento musicale, quel cavo di telegrafo, quel nervo scoperto, pronti a vibrare, a trasmettere, a confondere, ma proprio per questo era meglio mantenere le distanze. Altrimenti, chi era il pittore, chi il fotografo, e soprattutto chi dei due era l’artista? Dopo aver frequentato la moda nella Milano degli anni ’90, così artificiale da suggerire le prime riflessioni sul rapporto vero e falso, Paolo Ventura si è trasferito a New York e qui è diventato fotografo-funambolo, funambolo-pittore, artista e basta. In questa metropoli che tutto riscrive e dove quanto di personale, appartenenza, lingua, cibo, viene custodito gelosamente, pena la morte per mancanza di ricordi, Paolo ha scelto di tornare nel passato, nell’Italia della seconda guerra mondiale, paese a lui sconosciuto per anagrafe, ma familiare nei tanti discorsi che animavano i pranzi domenicali a casa Ventura. E così nel cielo newyorkese, nell’abisso rovesciato dei grattacieli, Paolo ha teso mentalmente la corda tra i ricordi e ha iniziato, come Philippe Petit tra le Torri Gemelle, la sua prima traversata di funambolo. Una passeggiata in scioltezza, avanti e indietro, tra America ed Europa, tra guerra e pace, tra cronaca e invenzione.

Da “L’artista come funambolo”
di Laura Leonelli